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Sapori reclusi
9 Febbraio, 2010 | Scritto da Cibele
Che Davide Dutto fosse un fotografo atipico già lo si era capito, ma questa volta è addirittura riuscito nell’impresa di mandare una gang di cuochi in galera.
Da settembre a dicembre i cuochi Andrea Ribaldone, Davide Palluda, Flavio Ghigo, Gilberto Demaria, Roberto Campogrande, Paolo Reina e Ugo Alciati e il fotografo Davide Dutto si sono alternati all’interno del carcere di Alessandria per insegnare ad un gruppo di detenuti a cucinare e a scattare immagini. L’idea è quella di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita all’interno del carcere e di favorire una maggiore integrazione tra i singoli individui, attraverso la partecipazione ad attività comuni e alla condivisione di esperienze e momenti della quotidianità.
Mercoledì 3 marzo il progetto culminerà in un pranzo-mostra presso la casa circondariale “Don Soria”, dove confluirà tutta l’arte acquisita dai detenuti (culinaria e fotografica).
Mercoledì 3 marzo il progetto culminerà in un pranzo-mostra presso la casa circondariale “Don Soria”, dove confluirà tutta l’arte acquisita dai detenuti (culinaria e fotografica).
Nell’insolita scenografia, costituita da celle e aule impreziosite da una trentina di fotografie scattate dai detenuti e da Davide, si potranno gustare i “sapori multietnici” del carcere. La composizione variegata del gruppo di detenuti, composto principalmente da stranieri, ha infatti portato una spolverata di multiculturalità al corso di cucina, arricchito dalle ricette e dai racconti provenienti da tradizioni lontane e serbate con cura nonostante le difficoltà e la lontananza. I cuochi “stellati”, invece, hanno potuto sperimentare la cucina del “gambero nero” dove l’arte culinaria è affiancata da quella dell’arrangiarsi, dove la mancanza diventa stimolo alla creatività. Contaminazione, multietnicità e necessità sono, quindi, alla base di ciò che rende il cibo uno strumento di espressione comunicativa e integrazione così efficace.
Il pranzo segnerà la conclusione dei laboratori foto-gastronomici all’interno del carcere, ma il progetto è tutt’altro che esaurito.
L’intento è, infatti, quello di comunicare la realtà carceraria e la ricchezza dei singoli individui che la compongono, lanciando un filo attraverso le sbarre per farlo arrivare fino a noi. La mostra fotografica itinerante, un prossimo libro da parte di Cibele e la realizzazione di un documentario in collaborazione con ArsMedia vogliono appunto contribuire a portare il carcere fuori dalle sbarre, ad animare una riflessione ed un dialogo tra il dentro e il fuori, tra italiani e stranieri, tra le realtà alla luce del sole e quelle nascoste.
Scritto da Giulia Grimaldi











Categoria: CUCINE NASCOSTE, Progetti in corso, Sapori reclusi |




22 Febbraio, 2010 at 18:58
Complimenti per l’iniziativa e per il reportage fotografico.
In bocca al lupo per il pranzo finale!! Aspettiamo le foto anche di quello!