Sapori Reclusi all’Antica Trattoria del Gallo
2 Settembre, 2010 | Scritto da GiuliaAvevamo promesso che settembre avrebbe portato novità…ed ecco la prima! Finalmente la mostra fotografica di Davide Dutto riparte gambe in spalla. Prossima tappa: Gaggiano, all’Antica Trattoria del Gallo di Paolo Reina. Questo nome non vi suona nuovo? Ma certo! Perché oltre ad essere un superbo cuoco, é anche membro della gang di chef che abbiamo messo dietro le sbarre per insegnare a cucinare ai detenuti del carcere Don Soria di Alessandria.
Grande festa, quindi, a Gaggiano. Innanzi tutto perché siccome l’antica trattoria é davvero antica si celebreranno i 140 anni di attività, e poi perché ogni occasione che ci permette di parlare del progetto Sapori Reclusi é per noi un’opportunità per creare un ponte tra dentro e fuori, tra realtà nascoste e il resto della società.
Certo questa non é una mostra semplice ma, come dice Paolo Reina, “é un esperimento per comunicare ai nostri clienti, ai nostri amici, un’esperienza che io ho fatto, che mi é piaciuta e che loro, altrimenti, non potrebbero veramente conoscere.”
Carcere, detenuti…non si tratta certo di un bicchiere d’acqua…ma di un lauto pasto. Nell’ottica di Sapori Reclusi, infatti, la mostra sarà fruibile ai clienti della Trattoria dal 18 al 26 settembre. Gastronomia di alta classe e immagini di piatti frugali si mescoleranno intenzionalmente per ricreare un po’ di mondo così com’é nella sua totalità: ricco di contraddizioni, di contrasti e ineguaglianze perché non é ritirandosi in una torre di avorio che si migliorano le cose, ma incontrandosi, condividendo e conoscendo realtà diverse, sapori reclusi.
Ricapitolando vi aspettiamo dal 18 al 26 Settembre all’Antica Trattoria del Gallo, via Kennedy 1/3, Vignano certosino, Gaggiano MI.
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Il tempo delle pesche
1 Settembre, 2010 | Scritto da GiuliaSpesso si pensa ai grandi cuochi come a omoni un po’ scorbutici, dalla personalità impetuosa e mitigati da una leggera dose di pazzia. Potete allora immaginare la sorpresa nel momento in cui si è accolti dal sorriso dolce e spontaneo di Annalisa, cuoca della Trattoria Roma di Castelletto Stura.
Storico locale aperto nel 1939, la Trattoria si è saputa reinventare mantenendo piatti tradizionali e legati al territorio, come la battuta al coltello e le acciughe al verde, ma elaborandoli con fantasia creando piccoli capolavori come il tonno di coniglio grigio di Carmagnola o il salmerino di sorgente di montagna al vapore alle erbe. Ogni piatto è poi impreziosito da un vino sapientemente consigliato da Davide, il marito, che si occupa della fornita cantina.
Ma reinventarsi non vuol dire soltanto combinare sapori antichi per creare piatti nuovi. Come Annalisa e Davide hanno ben presente, un locale non è soltanto il suo cibo, ma lo spirito che lo anima, le azioni che lo portano avanti. Ed è con questo spirito che Annalisa ha contribuito al nostro prossimo libro “Me la Mangio io la Mela il Giovedì” (In uscita a ottobre, tenetevi pronti!). Ricca dei ricordi d’infanzia e consapevole del valore della frutta, della stagionalità, del dialogo costante con la terra che ci nutre, Annalisa propone una ricetta semplice ma speciale e ci racconta quanto il rispetto dei cicli naturali sia il vero segreto della sua cucina.
A proposito di stagionalità…il tempo delle pesche sta per terminare: non vorrete perdervi una delle ultime occasione per sperimentare una delle ricette preferite di Annalisa? Buon appetito!
Pesche ripiene
Ingredienti: 5 pesche gialle
150 gr. di amaretti
50 gr. di cioccolato in polvere amaro
30 gr. di zucchero
3 uova fresche
Procedimento:
lavare accuratamente le pesche, poi sbollentarle in acqua bollente per qualche minuto.
Tagliarle a metà e privarle del nocciolo
In una ciotola amalgamare le uova con amaretti, cioccolato, zucchero, un po’ di polpa delle pesche tolta facendo un incavo in ogni pesca.
Sistemare le pesche in una teglia da forno e riempirle con la crema ottenuta.
Infornare a 170° per 25 minuti.
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Benvenuti dove anche l’immondizia profuma!
16 Agosto, 2010 | Scritto da Giulia“Ciao, sono Giulia. Ti disturbo o hai tempo di raccontarmi due cose per il libro?”. “Ciao Giulia, no dimmi pure: sono in macchina perché sto andando a raccogliere le albicocche!”.
Ecco come è iniziata l’intervista con Corrado Assenza, pasticciere del sublime Caffè Sicilia di Noto, e sin da questa prima frase si può capire che il suo rapporto con la frutta è tutt’altro che scontato o superficiale.
Ogni frutto ha un suo preciso punto di maturazione e un pasticciere, vero pro della frutta, deve essere in grado di decidere autonomamente quando tale punto è stato raggiunto. Lasciare questo compito al mercato significa non portare avanti fino in fondo un discorso di rapporto diretto con il frutto.
Questo discorso d’incontro con la frutta attraverso la pianta, madre del frutto, ricorre spesso nel discorso di Corrado. Lo deve ai genitori, che gli hanno trasmesso i valori della vita contadina e della cura del corpo, valori che spesso vengono a mancare ai ragazzi di oggi, in quanto non hanno la possibilità di conoscere la frutta nel loro contesto naturale. “L’unica cosa che i genitori di oggi possono fare” dice Corrado con tono quasi malinconico, “è scegliere al mercato i frutti più maturi, possibilmente biologici, e servirli lavati con acqua corrente e poco altro”.
Dopo questa chiacchierata con uno dei migliori pasticcieri al modo, capisco cosa intende quando dice che nel suo locale “persino l’immondizia profuma”. La cura nella scelta degli ingredienti, la passione per il buono e per il gusto non può avere altra conseguenza se non aromi e fragranze uniche. E sono sicura che nessun bambino oserebbe rifiutare una sua granita al limone, così come un tortino alle pere!
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Dolcetto a Ferragosto
11 Agosto, 2010 | Scritto da GiuliaAgosto. Ferragosto. Tutti in vacanza..o quasi! Due dei nostri cuochi preferiti, ad esempio, non solo continuano a preparare manicaretti nel loro ristorante langarolo, “Il verso del Ghiottone“, ma lo fanno come piace a noi: all’insegna della frutta.
Certo non è tutto merito loro perché, come concordano molti esperti di cucina, il territorio è fondamentale per la buona riuscita di un piatto, così come per instaurare un proprio modo di cucinare rispettoso delle stagioni, della località e, quindi, dei sapori. E Roberto Campogrande e Gilberto De Maria sono, da una parte, attenti a ciò che Dogliani ha da offrire e, dall’altra, addirittura stimolati dalla vivace cittadina.
Proprio in questi giorni, ad esempio, Dogliani è in festa per la Sagra del Dolcetto, che si tiene dal 7 al 21 di agosto. L’uva, in tutte le sue forme, è un frutto fondamentale per la regione, ma non solo. A inizio secolo Dogliani ospitava uno stabilimento di ampeloterapia in cui, nel periodo vendemmiale, si recavano molti villeggianti per sfruttare le proprietà terapeutiche dell’uva. Infatti, data la sua grande ricchezza di principi nutritivi, l’uva offre la possibilità di una terapia particolarissima, da fare in autunno, quando le bacche del frutto sono ben mature, e possibilmente durante una settimana in cui ci si possa riposare e svagare, coniugando in questo modo il divertimento alla cura del proprio corpo.
L’uva non è il solo frutto della cucina del Ghiottone. Gilberto e Roberto richiamano la tradizione locale utilizzando spesso la ciliegia “perché il suo gusto dolce e acidulo alleggerisce la selvaggina, mentre la sua consistenza particolare arricchisce i formaggi freschi”. Allora uva, ciliegie e dalmasin - cugina povera della susina - lavate via con un bel sorso di dolcetto per le grigliate di ferragosto così come per chi si vuole viziare al Ghiottone.
Per saperne di più sull’uso della frutta dei due cuochi langaroli e per rubare loro persino una ricetta dovrete però aspettare ancora un mesetto: “Me la mangio io la mela, il giovedì” ha raccolto tutti i segreti e li svelerà a settembre, stagione di vendemmia, a cui Cibele si è simbolicamente unita per raccogliere i suoi frutti.
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